13 OSPEDALI CHIUSI, 12 MILIONI DI EURO, 84 POSTI LETTO IN UN CENTRO FIERA.

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Ha senso la creazione di un maxi reparto di terapia intensiva, da 100 posti letto, presso il centro fiera di Civitanova Marche, per far fronte all’emergenza Covid? Questa è una delle domande più frequenti che ci vengono poste in questo mese da chi segue la nostra associazione, e abbiamo ritenuto giusto dare una risposta. Innanzitutto va precisato che, sia a livello nazionale che regionale, diminuiscono le persone che contraggono il virus, ma che a nostro giudizio è prematuro parlare di fine dell’emergenza sanitaria. Tuttavia è un dato di fatto che vi sia stata un’ importante diminuzione dei pazienti ricoverati effettivamente in terapia intensiva. In linea teorica la creazione di nuovi posti letto può costituire un utile mezzo per decongestionare gli ospedali che, in toto o parzialmente, sono stati trasformati in covid-hospital, permettendone un più rapido ritorno alla normalità, ma a nostro giudizio questo progetto specifico, così fortemente voluto dal presidente Ceriscioli, fa acqua da tutte le parti. Andava rimesso in funzione uno dei 13 ospedali chiusi negli ultimi anni, allo scopo di insediarvi i posti di terapia intensiva o di svolgere funzione di ospedale no-covid, parallelamente alla conversione in covid-hospital di un’altra struttura già funzionante.

Spieghiamo il perché.

Spendere 12 milioni di euro per allestire 100 posti letto (ridotti prima a 90, poi ad 84) con la certezza di doverli smantellare dopo un breve periodo di tempo e con ulteriore spesa (circa 2 milioni di euro), ci sembra un’assurdità.

I pazienti ricoverati in una terapia intensiva hanno bisogno spesso di effettuare esami strumentali di diverso genere, sia diagnostici che terapeutici, con il coinvolgimento di altri servizi o unità operative. Questo vuol dire che, o tutti questi apparati vengono installati all’interno del centro fiera (soluzione che riteniamo alquanto complessa e dispendiosa, sia per la difficile realizzazione fisica che per la carenza di personale), oppure i pazienti in pessime condizioni e fortemente contagiosi dovranno essere trasportati in altri ospedali (presumibilmente in quello di Civitanova alta). Immaginate, ad esempio, un paziente di questo tipo che per fare una Tac, un altro accertamento o per un intervento in ambiente idoneo come una sala operatoria, sia costretto ad essere trasportato altrove, ovviamente con tutti i presidi e gli operatori necessari a garantirgli assistenza idonea.

In un recente video, il presidente Ceriscioli ha affermato che il centro fiera è un’ottima soluzione, anche perché allocare tutti i posti letto su un solo piano costituisce un mezzo per far fronte alla grossa carenza di operatori sanitari. A questo proposito facciamo due riflessioni. La prima di carattere generale, ricordando che la carenza di personale è in gran parte frutto delle politiche nazionali e regionali, caratterizzate da tagli enormi alla sanità e mal gestione di soldi pubblici. La seconda è che se il personale del comparto socio-sanitario fosse stato fornito di tutti i dispositivi di protezione individuale necessari a garantirne l’incolumità, ora avremmo qualche morto in meno e quei sanitari diventati positivi al covid, nello svolgimento delle loro funzioni, sarebbero a lavoro sul campo e non ammalati o in quarantena. Detto questo vorremmo chiarire che non è mettendo 100 malati su una “spianata” che si risolve il problema della carenza di personale. Dando per scontato che il presidente non si riferisse agli addetti alle pulizie dei locali, a cui va tutto il nostro rispetto e che si trovano anch’essi in grandi difficoltà lavorative, vogliamo precisare che ci sono livelli minimi di assistenza ben definiti dal rapporto paziente/infermiere e paziente/medico, per cui a seconda delle caratteristiche del reparto o dell’unità operativa specifica, deve esserci un certo numero di operatori in relazione ai posti letto, proprio a garanzia del livello di assistenza. Avere 90 pazienti su un piano, o dislocati su tre piani, dal punto di vista delle risorse umane, fa poca differenza, anzi, averli su tre piani ti permette, qualora sia possibile, di utilizzare i tre contesti in base ai diversi quadri clinici dei pazienti, massimizzando proprio la gestione del personale.

I posti letto ordinari non possono essere utilizzati come terapia intensiva per ovvie ragioni, ma i posti letto di terapia intensiva possono essere multifunzionali, e ad emergenza covid finita, rappresentare una risorsa a cui attingere in caso di necessità. La nostra convinzione sul bisogno di riattivare un ospedale dismesso non è l’assist a campanilismi locali (che invece intendiamo respingere), ma frutto di una lungimiranza che non sembra propria della politica attuale. Quando l’emergenza sanitaria finirà dovremo fare i conti con una nuova realtà emergenziale. Attualmente le strutture sanitarie sono fortemente impegnate nella lotta al covid, atteggiamento necessario, ma che sta determinando un fenomeno al quale il servizio sanitario dovrà rispondere con prontezza. Molte patologie vengono escluse dal circuito ospedaliero, le persone pongono rimedio alle problematiche di salute con farmaci che leniscono il malessere, ma rimandano terapie che sarebbero necessarie per evitare il degenerare della patologia. La diagnosi precoce è quasi del tutto inesistente. Quasi tutte le prestazioni, le operazioni, gli interventi diagnostici e curativi, programmabili o non urgenti, non vengono erogati. Il ritorno alla normalità vedrà un enorme richiesta sanitaria, che gli ospedali, alcuni dei quali alle prese con sanificazioni e quant’altro, non saranno in grado di accogliere. A quel punto saranno stati spesi più di 12 milioni di euro a beneficio della sanità pubblica o “qualcuno” li avrà bruciati per nulla? Li avrà bruciati per nulla o si avrà una scusa per giustificare la nascita di centri privati e nuovi investimenti sul CUP regionale, continuando a spacciarlo per la soluzione alle liste d’attesa?

By SACANDRO

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Ame3deo Regini ha detto:

    Una scelta elettorale.Tanto che oggi la Regione ha lanciato un appello per il reclutamento di specialisti per quella struttura. Il tutto mentre da anni a Civitanova c presso l’Ospedale ci sono 2 piani incompleti da anni e che potevano con lo stesso tempo che si impiega nel completamento dell’Ospedale/Fiera essere completati.

    Piace a 1 persona

    1. Itidealia ha detto:

      Siamo d’accordo con te, anche se lasceremmo aperta la possibilità che la scelta non sia dovuta solo ai fini elettorali. Visto lo scenario non ci sentiamo di escludere anche altre convenienze. Grazie per il tuo commento.

      "Mi piace"

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