BABIJ JAR, LA GOLA DEI MASSACRI

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Esplodono le fondamenta dei palazzi, edifici cadono rovinosamente nel centro di Kiev causando la dipartita di alcune centinaia di soldati delle truppe tedesche, che da qualche giorno hanno raggiunto e conquistato la città. E’ il 24 settembre 1941. Circa 50000 civili rimangono senza tetto. I nazisti non si aspettavano un’azione così prorompente e audace da parte della polizia segreta dell’Unione Sovietica e dei partigiani del luogo. Gli edifici erano stati minati nei giorni precedenti. Il comando tedesco, due giorni dopo, il 26 settembre, si riunisce per decidere i termine della rappresaglia in risposta all’affronto subito e le perdite avute. Il 28 settembre il centro cittadino viene “tappezzato” di manifesti con scritto: “Tutti gli ebrei che vivono a Kiev e nei dintorni sono convocati alle ore 8 di lunedì 29 settembre 1941, all’angolo fra le vie Melnikovskij e Dochturov (vicino al cimitero). Dovranno portare i propri documenti, danaro, valori, vestiti pesanti, biancheria, ecc.. Tutti gli ebrei non ottemperanti a queste istruzioni e quelli trovati altrove saranno fucilati…”. Il messaggio è chiaro e sembra non lasciare adito a molte interpretazioni, tanto che quegli ebrei, non fuggiti prima dell’entrata a Kiev dei tedeschi, si preparano ad un lungo viaggio in treno per essere portati o per meglio dire deportati, chissà dove. C’è chi durante la notte prepara il pane, chi decide cosa indossare e chi sistema i propri documenti in modo di averli a portata di mano. Terrore, ansia, incertezza e la notte passa… Il giorno seguente, nei pressi del cimitero, migliaia di persone ammassate aspettano di salire su treni che mai arriveranno. I nazisti, coadiuvati dai collaborazionisti ucraini, danno luogo al truce massacro di 33771 ebrei nell’arco di due giorni. Uomini, vecchi, donne, bambini. Esseri umani costretti a denudarsi, picchiati e derisi, poi posti sull’orlo di quell’enorme baratro costituito dalla Gola di Babij Jar, prima di essere uccisi a colpi di arma da fuoco.

La tragedia non finisce qui.

Nei due anni successivi, nella Gola di Babij Jar, trovano la morte, per mano degli stessi aguzzini, oltre 60mila persone. Rom, prigionieri di guerra, comunisti, nazionalisti ucraini e ribelli, senza distinzione di sesso o di età. L’Armata Rossa, guidata dal generale Vatutin, riesce a liberare Kiev nel novembre del 1943. Boris N. Polevojn (corrispondente di guerra fra i primi a entrare a Kiev) descrivendo il Babij Jar al suo arrivo, afferma: “Vedemmo qualcosa di inconcepibile:una sorta di giacimento geologico della morte, un monolito pressato di resti umani tra gli strati di terra. Nemmeno nel sogno più orribile apparirà mai qualcosa di simile.”

Abbiamo voluto sinteticamente raccontare, a modo nostro, fatti tremendi accaduti in un luogo reso tristemente noto dalla crudeltà umana, ma ciò che abbiamo scritto è una parte infinitesimale di quello che si dovrebbe sapere riguardo agli eventi di Babij Jar, per cui vi invitiamo ad approfondire. Qui sotto alcuni link molto interessanti:

https://www.avvenire.it/agora/pagine/babij-jar-labisso-perverso-dellumanit

http://www.iniziativalaica.it/?p=5166

foto in evidenza di Александр Жданенко da Pixabay

by SACANDRO

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