25 APRILE, NOI NON DIMENTICHIAMO

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Io non dimentico. Non dimentico il terrore di quella corsa sul campo scosceso che da casa portava a valle. Quel tuffo nel grano tenendo per mano mia sorella più piccola, sperando di scomparire alla vista di quei nazisti che, accompagnati dal fascista di turno, nostro padre cercava di distrarre offrendo altro vino, che tanto ne avevan già bevuto. La paura di essere trovate e sottostare ai loro istinti sessuali che avremmo respinto solo morendo, la paura di sentir quell’arma sparare e dover raccogliere il corpo esanime di quell’affetto paterno che avrebbe fatto di tutto per difenderci.

Io non dimentico. Non dimentico quel vuoto nel cuore nel saper che mio fratello era stato preso dai nazi-fascisti e stava per esser portato via, chissà dove…, chissà perché, forse per aver nascosto quel vitello che avevamo in stalla, l’unico. Con mia madre, giungemmo affannate nella piazza del paese, dove insieme ad altri era tenuto mio fratello, in attesa che i camion li portassero via. Un’unica richiesta, un unico desiderio che era necessità del vivere: un saluto, magari un abbraccio. Io non dimentico. Non dimentico le botte, tante, violente, il braccio e il costato tumefatto della mamma. La violenza che quel fascista di Castelraimondo, lo stesso che tante sere avevamo ospitato in casa mangiando insieme, usò per impedirci proprio quell’ultimo saluto.

Io non dimentico. Non dimentico le parole di quel prete nel notare le camionette nazifasciste dirette a Braccano: “stavolta mi sa che tocca a Don Enrico…”. Il silenzio che ne seguì con lo sguardo angosciato rivolto in basso di mia madre e io costretta a capire pur non volendo. Quando giunse a noi l’orribile notizia di quel barbaro eccidio, rabbia e dolore si mescolarono a quel senso di impotenza che c’era stato così bene inculcato da sembrar vero.

Io non dimentico. Non dimentico l’orgoglio e la fierezza che mi riempivano l’anima dopo aver impedito che quel partigiano, nascosto nel fosso dietro di noi, venisse catturato e facesse la fine di suo fratello. Una fierezza preceduta, però, da un panico che chiudeva lo stomaco, ma che non riuscì a vincermi.

Io non dimentico. Non dimentico le urla nella notte di quel pover’uomo legato al cancello del cimitero e mitragliato nel basso ventre perché morisse lentamente e dolorosamente, mentre ai suoi cari veniva impedito di avvicinarsi.

Io non dimentico…

Questi sono alcuni dei ricordi di una donna che non c’è più. Non era una partigiana, non era una combattente, ma era una delle persone che ho amato di più nella mia vita e io una di quelle che ha amato di più nella sua.

Dolcissima carezza, non sei più qui, ma ovunque tu sia so che non hai dimenticato e sappi che…

IO NON DIMENTICO!

NOI NON DIMENTICHIAMO!

25 APRILE SEMPRE!

By SACANDRO

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