VENEZIA: MAREE, PAURA E RABBIA

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L’acqua invade Venezia, una città in ginocchio devastata dalle maree. La rabbia di chi vive in questa meravigliosa città violentata dalla natura e dalle inadempienze di chi, avendone il potere e la responsabilità, avrebbe dovuta difenderla. Abbiamo contattato Franca, una persona che non abita semplicemente in questo luogo ammirato dal mondo, molto di più…lo ama, come lo amano i suoi concittadini che vedono svanire un pezzo di vita costruito con sacrificio e determinazione.

Queste sono le sue parole:

14/11/2019. “ C’ero nel 1966 e ci sono oggi, ed è strano e fa incazzare il vedere che tutto è cambiato, anche se poi alla fine niente è cambiato. Telefono alla stessa amica che, 53 anni fa, era rimasta seduta con mamma e fratello sopra il tavolo in cucina con un metro di mare in casa. Ora va meglio, abita nel piano terra con giardinetto di una casa abbastanza recente, anni ’50, ma il mare anche stavolta le ha battuto la porta ed è entrato senza permesso.

Come è andata? le ho chiesto bene, ma ho provato la stessa paura e una rabbia peggiore di allora. Allora pensavo che non sarebbe capitato mai più, che dopo quell’ “acqua granda” qualcosa sarebbe cambiato e non avremmo più dovuto perdere ogni nostro “bene” sotto quasi due metri di mare.

Ha rivissuto tutto, anzi l’abbiamo fatto assieme.

Io sono fortunata, abito ad un terzo piano con ascensore, ma la fossa si è riempita d’acqua e quindi non funziona, bisogna aspettare che sia disponibile la “manutenzione”, ma è poca roba. A parte i magazzini al piano terra che sono stati sommersi. Ci penserò tra qualche giorno. Però non ho molte provviste in casa e i negozi di alimentari e i panifici sono chiusi, due giorni con quello che hai in casa se sei stata previdente, ed io per fortuna lo sono. Ma domani diventerà un problema. Ma come su ogni film che si rispetti: a questo ci penserò domani!”

15/11/2019. “Non ancora le 7, suonano le sirene, è l’anticipo della giornata, troppo presto perché la punta massima dovrebbe essere alle 11:30 e se suonano 3 ore e mezza prima, una ragione c’è e fa paura.

L’acqua è già alta e il vento è forte ed è previsto che rinforzerà.

Le case ai piani terra e i negozi colpiti, a parte le prime pulizie, che ovviamente sono inutili, per levare l’acqua salata da pavimenti e mobili, non possono smaltire, sulla strada, tutto quello che è danneggiato. Si deve tenere in casa, nell’attività, altrimenti il mare se lo divora di nuovo. I supermercati hanno montagne di merce fradicia, compresi i panettoni di Natale. I frigoriferi sono fuori uso ed è impossibile aprire, perché la merce danneggiata nessuno la viene a prendere e quella nuova nessuno la consegna.

Arrivano gli Angeli del mare, tanti ragazzi giovani, ma non è facile organizzarli, vengono da fuori e danno una mano per quel che è possibile, ma dove si può buttare tutto quello che è stato rovinato dalla marea?

Come si può fare per dargli un punto di ristoro?

Ci si arrangia nelle case ai piani superiori, ma non basta.

I barconi della spazzatura stentano ad attraccare, non ce la possono fare, ci vorranno mesi di lavoro per liberare ogni angolo sommerso. E monterà la puzza e la rabbia per una città tradita, sfruttata, offesa e per i suoi cittadini che dopo aver fatto per decenni le comparse di un teatrino di paccottiglia, oggi le fanno nel teatro del dramma.

Qualcuno ci dirà che ce lo siamo voluto. Perché restare in questo posto che ormai non sta più al passo coi tempi, che è destinato a diventare un museo sommerso…, tanto il “cambiamento climatico” non è un problema, come non lo è il “riscaldamento globale” e i ghiacci che si sciolgono, le manifestazioni estreme del tempo metereologico, gli uragani nel catino di casa, i tornado nell’orto, i monsoni quotidiani… ormai siamo al maltempo globale che sta sotto gli occhi attoniti di tutti.

Ma ce lo siamo voluto davvero?

Li abbiamo eletti noi questi ‘personaggi’ e li abbiamo messi a governare nella speranza che, visto che a loro i soldi non mancavano, non avrebbero rubato i nostri. Bella mossa! A loro i soldi non bastano mai. Avevamo una legge speciale che aiutava la città a riemergere e se li sono mangiati tutti con il Mose, un’altra splendida idea per aumentare le fonti di guadagno, per affondarci ancora di più. Chiedete ai veneziani cosa pensano del Mose, chiedetelo se avete coraggio e poi scappate a gambe levate se avete fiato…

L’acqua sale e siamo impotenti, tristi, arrabbiati. Sabato 23 novembre ci troviamo in sala a S. Leonardo, a Cannaregio alle ore 17, ma Venezia avrà avuto il tempo di metabolizzare la sua rovina? Ci saremo rialzati? Avremo ancora una volta incassato la sconfitta? 5 mila euro per una vita da buttare, 10 mila per un’attività da chiudere, questo è il prezzo del dramma. Quanti saranno quelli che riusciranno a venirne fuori, a riemergere? Metabolizzeremo mai?

E l’acqua continua a crescere…”

A queste amare parole di Franca Bastianello aggiungiamo solo che abbiamo telefonato alla Caritas veneziana in risposta ad una richiesta di aiuto che aveva pubblicato su facebook. Nel dramma abbiamo riscontrato un fatto positivo: hanno risposto all’annuncio da tutte le parti d’Italia, tanto che le richieste di aiuto sono state soddisfatte. C’è ancora un Italia solidale, capace di unirsi nel momento del bisogno, un’Italia che resiste, che dà speranza, l’Italia che ci piace!

by SACANDRO

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