MENSA SCOLASTICA: …ALTRO CHE PANINO!

Mensa scolastica: la Cassazione boccia definitivamente il panino da casa. Recita la sentenza in alcune sue parti : “l’istituzione scolastica non è un luogo dove si esercitano liberamente i diritti individuali degli alunni né il rapporto con l’utenza è connotato in termini meramente negoziali…”.


La scuola, dunque, è un’istituzione con le sue regole e la sua organizzazione, finalizzate entrambe allo sviluppo complessivo della persona, che non possono diventare oggetto di contrattazione con le singole famiglie. La mensa scolastica non è il ristorante dove ordini alla carta e se il menu non ti soddisfa ti alzi e te ne vai. La mensa scolastica è un luogo di educazione e di socializzazione, nel quale bambini e bambine imparano a mangiare le stesse pietanze inserite in un menu studiato appositamente per garantire il giusto apporto di calorie e il giusto equilibrio tra carboidrati, proteine, etc.
La mensa è o dovrebbe essere parte integrante del percorso educativo e didattico della scuola, come avviene di fatto nei nidi e nelle scuole dell’infanzia.


Dovrebbe. Già, il condizionale è d’obbligo, perché la mensa è considerata dalla legge un “servizio a domanda individuale”, cioè un servizio al quale la famiglia può decidere di accedere pagando in base alle tariffe fissate dal proprio Comune. Per i Comuni i “servizi a domanda individuale” devono prevedere obbligatoriamente la compartecipazione economica delle famiglie. Non è possibile prevedere la gratuità del servizio.
Ecco, dunque, il vero nodo politico. Altro che battaglia per difendere il diritto individuale a consumare il cibo preparato a casa. Se riconosciamo che la mensa è parte integrante del percorso educativo delle bambine e dei bambini, che è uno strumento fondamentale nella lotta alla dispersione scolastica, occorre cancellarla dai servizi a domanda e renderla obbligatoria e gratuita. Tutti e tutte devono poter sedere alla stessa tavola a prescindere dal reddito dei genitori. Nessuno deve essere escluso perché la propria famiglia non è in grado di pagare un contributo, ancorché minimo. Lo Stato deve investire e mettere i Comuni nelle condizioni di garantire la gratuità del servizio. Le entrate, peraltro magre, dei bilanci comunali, non possono annoverare tra le voci di entrata i servizi (asili nido, mense) a favore dei bambini e delle bambine. Se davvero vogliamo affrontare il tema della povertà educativa, del gap Nord Sud, del gap Italia Europa, dobbiamo investire economicamente sui servizi educativi e scolastici. Cari genitori, questa è la battaglia che dobbiamo combattere. Altro che panino.

Barbara Evola, 3 agosto 2019

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