ZELENSKY-DRAGHI, NON IN MIO NOME!

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Ieri il presidente ucraino Zelensky ha tenuto il suo discorso in Parlamento in videoconferenza nella seduta straordinaria non all’ordine del giorno a camere unite. L’ennesima tappa di un “World War Tour” che ha strappato applausi a scena aperta e standing ovation, sia per lui che per Mario Draghi. Cari parlamentari presenti, ci sarebbe molto da dire, ma mi soffermerò solo su uno degli aspetti che ritengo importanti: quello politico, diventato quello meno importante per voi, perché la politica vera forse dalle vostre parti non esiste più da decenni. Nel bel mezzo di una crisi epocale come questa non dovreste trasformare il Parlamento in un multiplex. Il vostro compito è quello di lottare per la Pace negli interessi della collettività e dell’Italia, ed è proprio per questo che dovete smetterla di usare le istituzioni come un teatrino dove spettacolarizzare le vicende tremende del momento con il palese tentativo di orientare unilateralmente il pensiero del popolo italiano, affinché si ritrovi a giustificare le scelte scellerate che state prendendo. Il vostro compito è quello di tentare la mediazione, sempre e comunque. Condannate l’invasione russa come è giusto che sia, ma non applaudite chi vi sta dicendo chiaramente che pur di non cedere a Putin è disposto alla terza guerra mondiale, che non sarà la terza, ma l’ultima. Dando ottimisticamente per scontato che voi vogliate davvero il cessare del conflitto militare, rimango inevitabilmente dubbioso sulle vostre effettive capacità di muoversi in tal senso. Continuate a glorificare Zelensky, quando dovreste cercare il continuo, incessante, forzato dialogo con Putin, anche fosse Satana in persona, perché è con la Russia che va trattata la Pace, non con l’Ucraina. Sapete benissimo che la regione ucraina e quella del Donbass sono solo il tabellone del Risiko dove la Russia e gli Stati Uniti (a capo della Nato) giocano questa tragica partita a scacchi, mentre la povera gente muore con i soldati. Lo sapete sin dall’Euromaidan e lo sapevate anche durante il vergognoso silenzio sulla guerra civile in Donbass. Non a caso le proposte della Russia per un accordo che avrebbe evitato l’intervento militare non erano rivolte all’Ucraina, ma alla Nato e in particolare agli Stati Uniti, che le hanno subito bollate come irricevibili (e il governo italiano a fargli da coro nei giorni seguenti). Nulla è irricevibile, se può condurre a un dialogo anziché a una guerra. Quindi sanzioni, sempre più incisive, sanzioni che per l’Italia hanno un effetto estremamente più dannoso che per la Russia in termini diretti. Quindi le armi all’Ucraina, armi che uccidono, come quelle russe, cinesi, americane o del paese più piccolo della Terra, perché le armi uccidono, servono a quello, non hanno un’altra funzione. Armi che non servono affatto a difendere il popolo ucraino, ma ad alzare l’asticella, aumentare i morti da una parte e dall’altra, con la consapevolezza che verrà mostrato solo il dolore e le ragioni degli uni, affinché la guerra non appaia terribile per com’è essa stessa, ma ci si schieri sempre di più inneggiando gloriosamente: “Fermiamo la guerra! Facciamo la guerra!”. Caro Mario Draghi, lei è un premier non eletto, di un governo sostenuto da una coalizione diversa da quelle che si erano presentate alle elezioni, figlia di un precedente governo con premier non eletto sostenuto da una coalizione diversa dall’attuale e che era diversa da quelle che si erano presentate alle elezioni, ma afferma di parlare a nome dell’Italia, dichiarando, in un momento così delicato, che “l’Italia vuole l’Ucraina nell’Unione Europea” e dimenticandosi di continuare la frase con “se questo processo non costringerà gli italiani a morire o a uccidere.” Un concetto semplice! Per quanto mi riguarda, se dovrò morire, morirò per mano di chi vuole che faccia la guerra, e non facendo la guerra al servizio di chi la vuole.

Cordiali saluti.

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