“L’ARTE E’ UN MESTIERE” QUATTRO CHIACCHIERE CON L’ARTISTA MAURO FALCIONI

“Prendimi, vieni qui” L’opera che è stata manifesto della Rassegna “I Teatri dal Mondo”

In questo periodo di forte cambiamento, nei territori mutati da una crisi doppiamente potente che trascina con sè un po’ tutto e ci pone di fronte continuamente ostacoli da superare, abbiamo voluto ascoltare le opinioni di un artista che pone nella sua espressione pittorica la condizione psichica ed introspettiva.


Buona sera Mauro, Cosa ispira la tua arte?

Buona sera a voi. Sai, potrei farvi un elenco veloce di tutto quello che costituisce per me una fonte d’ispirazione, come la musica, il cinema, la letteratura, la psicanalisi junghiana di cui sono appassionato, oppure la mitologia (sopratutto greca), però mi capita di avere un’idea anche dopo una qualche semplice chiacchierata al bar. Dunque immagino che l’ispirazione arrivi un po’ dai miei interessi e un po’ da dove la prendono tutti gli artisti e cioè dall’arte stessa. L’arte è sempre e da sempre una grande fonte d’ispirazione, infatti è mimesi.

Le tue opere ispirano un senso di atmosfera fiabesca e di riflessione introspettiva, come nascono e soprattutto perché?

Intanto, se dite così, significa che vi ho colpito. E quindi non ho fallito, almeno con voi. Se poi intendete chiedermi per quale motivo scelgo quei soggetti, perchè proprio un albero che spunta dal petto di un individuo disteso e la luna di riflesso sul suo viso, la collina, i fiori e tutto il resto, vi dico che, a volte, faccio riferimento ai simboli dell’inconscio collettivo, altre ai simboli dell’inconscio personale e che dunque sogno.

Alcune opere e l'immancabile berretto, in questo caso appeso.
Alcune opere e l’immancabile berretto, in questo caso appeso.

Quindi possiamo dire che la tua è una pittura anche “simbolista” o che fa uso di simboli….?

Non so se i miei lavori possano collocarsi nella pittura simbolista. Io non credo. Il simbolismo cercava di superare la mera visività dell’Impressionismo, con lo scopo di esaltare tutto ciò che di spirituale c’è nel reale e che non viene individuato direttamente. Come movimento culturale coincide con la pubblicazione di un documento vero e proprio, il Manifesto Simbolista. Un pittore simbolista è stato Arnold Bocklin, per dire. Pensa a “L’isola dei morti” che, tra l’altro, pare sia stato il quadro preferito di Hitler – grazie a questo aneddoto, ormai il quadro lo conoscono tutti – C’è una ricerca del realismo mentre, nei miei quadri, io ricerco quello che non riesco mai ad ottenere così semplicemente quando mi esprimo in altri termini: la sintesi. Attraverso i simboli esprimo i miei concetti o il mio stato d’animo ma non so se sono simbolista o surreale o cos’altro, questo dovrebbe essere chiesto ad un critico d’arte. Paolo Mario Galassi, critico d’arte lauretano, in una sua critica mi ha definito “surreale”.

Attenzione: “surreale”, non “surrealista”. Le due cose sono differenti, perché il Surrealismo è un movimento artistico preciso, lo si studia nella Storia dell’arte, risponde a determinati canoni, ecc. Il surreale, invece, è la realtà secondo un’altra logica che si distacca dal comune: ad esempio la sedia è un oggetto che si utilizza per sedere o riposare ma potrebbe essere, ad esempio, un portafiori. Io comunque non mi sento di appartenere ad una corrente artistica specifica.

Titolo dell'opera: Sento ancora che ci sei. "Imparerò dalle nuvole a giocare con il vento"
Titolo dell’opera: Sento ancora che ci sei. “Imparerò dalle nuvole a giocare con il vento”

Perché è ricorrente l’uomo e il gatto?

E’ stata una scelta dettata proprio dalle letture di psicanalisi, volevo parlare di alcuni sentimenti che stavo provando in quel periodo e volevo che il protagonista fosse l’individuo. Credo che l’essere umano sia un sinolo di ragione e istinto, per cui ho deciso di rappresentare entrambe le parti. Non ha bocca perché le parole non sono affidabili mentre il corpo non mente: per questo lui è stilizzato al contrario di tutto ciè che lo circonda, di tutto ciò con cui ha a che fare, e che invece risulta definito.

Ho scelto il gatto perchè nei gatti ritrovo tante analogie con l’essere umano. Ad esempio, giocando, dimostrano fisicamente il loro amore mordendo anche fino a ferire. Del resto chi ti ferisce di più è sempre chi ti ama. Sono animali notturni, come spesso lo è la creatività. Per muoversi liberamente nel buio hanno bisogno di una piccola fonte di luce e quella della luna è più che sufficiente.

Mi fa pensare all’essere umano e alla sua condizione di sofferenza, che supera grazie ai sogni e alle illusioni. Io, tutto questo, lo trovo molto poetico.

L'artista Mauro Falcioni all'opera.
L’artista Mauro Falcioni all’opera.

Come vedi la situazione dell’arte in Italia?

Mah… Posso dirvi qual è la mia impressione da artista, poi quale sia la situazione reale dell’arte in Italia non saprei, non credo di costituire più di un piccolo spaccato di essa. Spero non risuoni tutto un po’ come una lamentela, ma mi da’ l’idea che tutto sia per lo più molto casuale e superficiale: riconoscimenti random dati senza un reale motivo, collaborazioni traballanti, proposte di lavoro economicamente imbarazzanti. Chiaramente parlo della mia esperienza personale e di altri miei colleghi. Credo sia anche per questo che la stragrande maggioranza degli artisti restano indipendenti. Inoltre con l’avvento dei social, si ha la possibilità di promuovere il proprio lavoro in maniera più incisiva. Artisti come ad esempio Gabriel Moreno sono riusciti ad emergere grazie anche alle piattaforme social e adesso surclassano letteralmente, in termini di visibilità, altri artisti altrettanto bravi ma pubblicizzati e distribuiti dalla galleria d’arte.

Altra nota dolente di questo mestiere è la mancanza di una tutela vera e propria. Non esiste un sindacato per gli artisti, non esistono agevolazioni come ad esempio in Germania o in Francia. Ne consegue, per forza di cose, che una persona su due non considera questo mestiere un vero e proprio lavoro e dunque le situazioni incresciose per non dire imbarazzanti che ti lasciano, tanto per fare un esempio, senza studio per poter lavorare sono dietro l’angolo. Questa condizione, così reiterata da diventare uno stereotipo, alla lunga distoglie l’artista dalla sua vocazione, dal suo percorso e dalla sua SCELTA DI VITA (altra cosa che molto spesso si tende a non considrare) e questo è un vero peccato, perchè in Italia abbiamo tanti validi artisti. Insomma, troppo spesso succede che un artista si senta un po’ come mi sento in questo periodo: come una persona che sta tranquillamente passeggiando per i fatti suoi e di colpo pesta la merda. Però dai, dicono che porti fortuna (risata n.d.r.).

Ad ogni modo questo mestiere è sopratutto ricerca, specie nei primi anni, e dunque funziona per forza di cose grazie alla sinergia con i Comuni e i suoi Assessorati alla Cultura, con le Associazioni, con i mecenati (anticamente) e naturalmente con la Chiesa, che da sempre si è dimostrata sensibile all’arte. Io non faccio eccezione: per quattro anni (dal terremoto dell’ottobre 2016 ad oggi) ho avuto il mio studio in una stanza del palazzo comunale Filippini a Matelica, ospitato dall’allora amministrazione comunale e dall’associazione Scacco Matto, verso i quali sarò sempre riconoscente. Oggi invece mi sento di ringraziare in particolare due sacerdoti, don Ruben Bisognin e don Ferdinando dell’Amore che, in questo difficile periodo storico, hanno fatto sì che io potessi ricreare il mio ambiente lavorativo e continuare il mio percorso, proponendomi un bellissimo locale a Cerreto d’Esi.

Un acquarello che descrive uno dei vicoli dedicati alla sua Matelica
Un acquarello che descrive uno dei vicoli dedicati alla sua Matelica

Nello specifico in questi territori “mutati” dove la società negli ultimi anni sembra sempre messa alla prova, terremoto, ricostruzione lenta crisi economica e adesso anche la piaga pandemica, quanto spazio dovrebbe avere l’arte e quanto ne ha?

Io credo che l’arte sia principalmente una forma di comunicazione non convenzionale, un rifugio, una catarsi…

Do per scontato che un artista comunichi attraverso le sue opere; anche nell’intento utopico di voler creare una non-comunicazione, comunque comunica un messaggio preciso. Dunque credo che questi tempi così complicati partoriranno tantissima arte: dopotutto, come scrive Palahniuk, “l’arte non nasce mai dalla felicità”. Avrà come sempre tutto il suo spazio e, questo spazio, troverà come sempre rifugio nella nicchia piuttosto che nel mainstream.

E’ solo una mia impressione ma non vedo l’Italia come una nazione troppo intressata all’arte. Un paio di anni mi capitò di leggere un articolo di un critico d’arte svizzero, mi pare, in cui si parlava di questa condizione. Secondo lui gli italiani sono immuni dalla sindrome di Stendhal perchè crescono circondati dall’arte (pensa alle semplici chiesette di paese, spesso delle autentiche opere d’arte) e dunque ne subiscono il fascino più difficilmente. Magari è per questo, chi lo sa?

Alcune opere di Mauro Falcioni sono esposte in via eccezionale in locali del centro storico matelicese, come questa ad esempio.
Alcune opere di Mauro Falcioni sono esposte in via eccezionale in locali del centro storico matelicese, come questa ad esempio.


Sono molte le difficoltà per chi intende fare l’artista in questo periodo?

In questo periodo sembra tutto difficile quindi vi dirò che, in generale, dipende dall’obiettivo che ti prefiggi, credo. Questo lavoro si può svolgere in tanti modi ma ciò che a mio avviso è necessario è la pianificazione. Capire ciò che si vuol fare, quali canali imboccare, come e dove promuovere il tuo prodotto…

Alla fine il mestiere prevede anche questo: la proposta di un prodotto. Sempre che tu voglia vivere della tua arte. Io ad esempio vorrei collaborare con il settore delle gallerie d’arte, quindi ne sono sempre alla ricerca. Il problema è distinguere una situazione, che può anche essere facilmente sconveniente o addirittura truffaldina, da una invece seria e realista. Per dire, in sette anni di lavoro almeno ho capito che, quando mi arriva un’email con la scritta “Buongiorno maestro”, di solito poi ti chiedono dei soldi. (Risata n.d.r.)

Siamo vicini al Natale, cosa desidereresti trovare sotto l’albero?

Mio padre che mi dice che è stato tutto uno scherzo. (Silenzio n.d.r.)

…E poi mi piacerebbe trovare una proposta di collaborazione SERIA. Mi auguro anche che sotto tutti gli alberi di Natale ci sia pure un po’ di coraggio: è un’epoca di cambiamento, occorre accettazione e coraggio. E’ indispensabile in tutti i campi, insieme al senso di appartenenza. Siamo tutti umani. Vista così, forse verrebbe più facile aiutarci a vicenda anzichè illuderci che “dopo saremo migliori” solo perchè abbiamo scampato una pandemia.


In questi tempi di transizione, dove la società è immersa nell’incertezza di un futuro annebbiato, diviene essenziale la voce di un pittore che ha scelto di esprimersi in modo fiabesco e a tratti surreale, cercando, attraverso le opere, di stimolare una continua ricerca di se stessi. Inoltre siamo andati ad ascoltarlo anche perché, recentemente e per effetto della ricostruzione post-sisma, sta trasferendo da Matelica dove era ospitato in locali del Comune il suo studio nella vicina Cerreto D’Esi, senza nessun ausilio, sostegno o alternativa praticabile da parte dell’ente municipale, che a nostro giudizio, come organo istituzionale, alla luce di ciò che viene descritto, dovrebbe tenere un diverso atteggiamento che supporti queste realtà valorizzanti il territorio, specialmente in periodi di crisi drammatica come l’attuale.

by COSTY

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. olmaibarbaragmailcom ha detto:

    Gli artisti dovrebbero essere valorizzati soprattutto dai luoghi di provenienza.
    Per un comune ospitare degli artisti dovrebbe essere un orgoglio, un privilegio. L’arte va favorita, aiutata. Ci siamo stancati del detto “nessuno è profeta in patria” e pure dei riconoscimenti che arrivano sempre dopo, troppo tardi. L’arte non ha una casa perché è libera e spazia ovunque ma chi la fa dovrebbe avere almeno la certezza di una dimora in cui creare. L’arte in chi la riceve e forse anche in chi la fa, aiuta a pensare e ti fa vedere il mondo in modo diverso. È crescita personale e collettiva. È sentimento, evasione, linguaggio che accomuna e in questi periodi abbiamo estremo bisogno di tutto questo. Complimenti Mauro e… Non mollare!

    Piace a 1 persona

  2. Daniela ha detto:

    grazie per questo articolo che mi ha permesso di conoscere lo stile e il pensiero di Mauro Falcioni. Tutta l’arte è patrimonio culturale purtroppo ridimensionato all’attenzione dei più da una serie di errori censure e tagli praticati da più fronti; grazie alla rete chi necessita di fruire di queste immense risorse di bellezza e apertura a mondi nuovi può essere veicolato verso rcerche più approfondite su opere che altrimenti sarebbero ingiustamente obliate.

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  3. fravikings ha detto:

    Fantastico! Il primo quadro poi.. splendido!

    "Mi piace"

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