FINANZIAMENTO PUBBLICO O PRIVATO, DEMOCRAZIA E CORRUZIONE.

Da decenni si discute sui finanziamenti alle forze politiche formulando un quesito ricorrente: finanziamento pubblico o privato? Dopo un’accurata analisi dei fatti, noi siamo giunti ad una conclusione ben precisa, ma prima di esporla vorremmo rapidamente comporre un quadro “storico” sull’argomento. La prima legge a disciplinare in dettaglio il finanziamento ai partiti fu probabilmente la Legge Piccoli, nel maggio del ’74, per la quale lo Stato elargiva finanziamenti pubblici anche ai gruppi parlamentari, che avevano comunque l’obbligo di riversare nelle casse dei propri partiti di appartenenza quasi il totale della somma ricevuta. Nel ’78 i Radicali promuoverono un referendum per abrogare la legge, ma questa tesi uscì sconfitta dalle urne e tutto rimase com’era. Negli anni 80 la materia venne disciplinata ulteriormente dalla legge 659 del 1981 e da modifiche successive, che in un senso aumentavano i finanziamenti pubblici per mezzo anche dei rimborsi elettorali, nell’altro imponevano una rendicontazione alle forze politiche. Nel ’93 i Radicali riproposero la battaglia referendaria, e quella volta, grazie soprattutto allo scandalo “Tangentopoli”, le urne decretarono un quasi plebiscito contro il finanziamento pubblico ai partiti. A dicembre dello stesso anno, però, venne aggiornata la legge sui “contributi per le spese elettorali” che sotto certi aspetti sembrava bypassare il risultato referendario. Con una nuova legge, nel ’99, si tornò di fatto al finanziamento pubblico. Siete già annoiati, vero? Vi capiamo, ma non finisce qui. Nuove modifiche nel 2002 e nel 2006, poi la Riforma Monti e la Riforma Letta nel 2014 che afferma l’eliminazione del finanziamento pubblico alle forze politiche.

foto di Imelda on Unsplash

Ecco…finalmente siamo giunti a fine carrellata. In fondo all’articolo abbiamo inserito i link di riferimento delle varie leggi, giusto per il divertimento dei più masochisti. Non rimane che dirvi qual’è la nostra posizione a riguardo: noi pensiamo che il finanziamento debba essere esclusivamente pubblico, semmai è quello privato che deve essere abolito, fatta eccezione per le quote tesseramento e l’autofinanziamento interno alle stesse organizzazioni politiche. Nessuna Fondazione o Associazione o organismo esterno di appoggio, che possa fornire risorse economiche aggiuntive costituendo un tramite con soggetti privati. Ci sono diversi aspetti che ci hanno spinto a questa conclusione, ma vorremmo metterne in evidenza un paio. Lo Stato, con i suoi apparati istituzionali deve mettere in condizione le diverse idee politiche, purché non siano esse antidemocratiche, di esprimersi e confrontarsi parimenti dinnanzi al popolo. Gli spazi comunicativi, fisici e virtuali, devono essere messi a disposizione dallo Stato, essere i più ampi possibili e regolati in modo da non creare squilibri di sorta. Le forze politiche ne devono avere libero uso, ma non è giusto che possiedano o utilizzino mezzi privati siano essi su concessione di aziende o di singoli individui. Perfino le strutture immobili necessarie, come sedi o luoghi di aggregazione, non siamo contrari che possano essere messe a disposizione secondo possibilità. Tutto ciò potrebbe avere per le casse statali un costo d’investimento iniziale, tuttavia accettabile a garanzia di un sistema democratico, oltretutto consentirebbe un minor contributo pubblico in forma di liquidità economica più difficilmente controllabile, quindi nel medio periodo anche portare ad un notevole risparmio rispetto al passato. Tutti devono essere capaci di svolgere attività politica con la stessa efficacia, perché “la differenza sul campo” deve essere determinata dalla forza delle idee e delle proposte, non dalla forza economico-finanziaria di un gruppo rispetto all’altro. In questo modo, inoltre, tutte le componenti in competizione elettorale avrebbero assicurata, in maniera equa, la capacità di far arrivare al cittadino la propria lecita propaganda e, di fatto, si eviterebbe la prassi dei rimborsi elettorali. La nostra contrarietà al finanziamento privato la spieghiamo descrivendo uno scenario fantasioso, lasciando a voi la facoltà di valutare quanto questo sia lontano dalla realtà.

da una foto di Michele Bitetto on Unsplash

Il finanziamento privato consente a titolari di aziende o di attività aventi rapporti diretti con le istituzioni, imprenditori o ancor peggio a gruppi di potere, di sovvenzionare partiti e movimenti politici, che grazie alle risorse economiche o alle “agevolazioni” ricevute, aumentano la loro potenzialità di propaganda, soprattutto in campagna elettorale. In una società dove spesso l’apparenza conta più della sostanza, dove i contenitori valgono spesso più dei contenuti e dove l’impatto mediatico è capace di condizionare anche le opinioni di massa, chi fornisce strumenti di divulgazione in forma diretta, o indiretta tramite contributi in “moneta sonante”, può fare la differenza. A livello nazionale (basti pensare agli apparati comunicativi che hanno invaso i social-network e i diversi mezzi di comunicazione), ma anche a livello locale nelle piccole città. Non ci dite che, anche nelle piccole città, chi si ritrova ad attaccare i propri manifesti elettorali con colla fatta in casa o a fare personalmente volantinaggio porta a porta, per quanto possa essere buono il suo programma elettorale, ha la stessa possibilità di essere eletto di chi muove una macchina operativa fatta di manifesti a vela itineranti, distribuzione a tappeto di materiale vario, pagine a pagamento su quotidiani, spazi a pagamento su radio e televisioni, organizzazione di eventi con personaggi dello spettacolo e chi più ne ha più ne metta, compresa la sempre verde distribuzione di vino e porchetta. E allora chi è senza scrupoli e persegue interessi personali sa bene cosa fare, da una parte e dall’altra. Il finanziatore non fa altro che considerare il suo contributo alla forza politica come una forma di investimento o magari come una puntata sul cavallo vincente, e perché no? Visto che c’è, punta pure su più di un cavallo. Il politico scaltro, per suo conto, accetta ben volentieri, d’altronde se si vuole arrivare in cima, il fine giustifica il mezzo. Passano le elezioni e tutto va avanti normalmente fra sconfitti e vincitori, finché il finanziatore non controlla che fine ha fatto il suo investimento o per meglio dire non passa a riscuotere la sua vincita, un po’ come alla SNAI. A questo punto non c’è da meravigliarsi per gli appalti anomali, la costruzione di ponti e strade anche dove non servirebbero, le concessioni edilizie, le privatizzazioni, le grandi opere incompiute, le piccole opere senza logica, le spese per consulenze, le partecipazioni dubbie privato-pubblico, le leggi ad hoc e non continuiamo perché avete capito. Eccolo qua il bel Paese dei corrotti e dei collusi, ma sia chiaro…questo è lo scenario fantasioso di cui parlavamo prima, che chissà quant’è lontano dalla realtà?!

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1974/05/25/074U0195/sg

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1981/11/24/081U0659/sg

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1993/12/14/093G0598/sg

https://www.camera.it/parlam/leggi/97002l.htm

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2002/07/29/002G0199/sg

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2012/07/09/012G0120/sg

by SACANDRO

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