ECUADOR: DOPO GLI SCONTRI UN SILENZIO CHE PARLA…

Torniamo, a distanza di una settimana, a parlare degli eventi che stanno accadendo in Ecuador, riguardanti le manifestazioni popolari contro le direttive del governo, sfociate in una violenta repressione da parte di quest’ultimo sui manifestanti. In questa settimana abbiamo cercato di saperne di più, grazie a chi ha vissuto e vive questo tremendo momento sul posto. Abbiamo maturato una visione abbastanza chiara della situazione che intendiamo riportare nel nostro blog. In primo luogo, per spiegare le motivazioni che hanno spinto la popolazione a scendere in piazza e che hanno portato agli scontri drammatici di cui abbiamo già parlato… https://itidealia.com/2019/10/13/ecuador-violenza-sui-manifestanti-indigeni/

In secondo luogo, per dare voce ai tanti presenti che ci hanno invitato a condividere i loro video e le loro foto, bisognosi di spezzare il silenzio opprimente di un mondo che sembra voltare lo sguardo e che in gran parte non sembra sapere.

Tutto ha inizio quando il Presidente Lenin Moreno annuncia una serie di riforme economiche che, nel loro insieme, vengono definite dagli oppositori: “paquetazo”. La decisione del governo di voler emanare tali riforme viene presa su forte spinta del FMI (Fondo Monetario Internazionale).

Moreno richiede un’approvazione urgente delle riforme all’Assemblea Nazionale, ma all’interno del pacchetto sono presenti misure dal forte impatto sociale che prevedono, fra le altre cose, l’abolizione dei sussidi e la liberalizzazione di benzina e diesel con un aumento vertiginoso dei prezzi. Le risoluzioni che Moreno vorrebbe adottare vanno a colpire fortemente gli strati più popolari della società, e gran parte della popolazione urla la propria indignazione scendendo in piazza al fianco della CONAIE (Confederazione delle Nazionalità Indigene). Il Presidente decreta lo stato di emergenza e successivamente il coprifuoco (che ci dicono sia stato comunicato poco prima della sua attuazione, quando la gente era già in strada), spostando la sede del governo da Quito (la capitale) a Guayaquil, per poi tornare indietro. Donne, uomini e bambini gremiscono le strade di Quito protestando pacificamente, ma contravvenendo allo stato di emergenza. Comincia una repressione violenta che trasforma il canto della piazza in urla di sgomento e paura. La folla continua a lottare, perché è in gioco la dignità dell’uomo, per la quale si può anche versare sangue. Governanti lontani dal cuore del Paese, usano il pugno di ferro per mezzo di polizia ed esercito a cui viene data carta bianca per reprimere ogni sussulto. Morti, feriti, arrestasti, scomparsi, ma el pueblo non cede e il 13 ottobre Moreno accetta di confrontarsi con gli indigeni. L’incontro fra le parti è supportato anche dall’ONU e dalla Conferenza Episcopale. La discussione prevede la revisione delle norme che regolano gli stipendi dei funzionari pubblici, le imposte per aziende private e grandi imprese e soprattutto del decreto 883 che riguarda sussidi e carburanti. Tuttavia in questo periodo di transizione ci giungono notizie di rappresaglia che destano non poche perplessità: perquisizioni, identificazioni, intimidazioni, negazione della libertà di stampa per testate libere e anche nei profili facebook dei nostri amici ecuadoriani molti post risultano cancellati.

Per dare un quadro più completo della situazione pubblichiamo alcuni video, dei nostri “hermanos” dell’Ecuador:

Ringraziamo David Lasso per la gentile concessione (https://www.facebook.com/Vichasso)

Le donne ecuadoriane in prima fila…

Alcuni eventi della manifestazione descritti da https://www.facebook.com/Laberintomagazine/ che ringraziamo per la gentile concessione. Clikkando nel link di Laberinto qui sopra, potrete trovare molto materiale riguardante la manifestazione.

L’ultimo contributo filmato è di Radio La Calle, stazione radio che ringraziamo per la concessione e per il lavoro coraggioso che sta compiendo. Clikkando nei link inseriti potrete trovare altro materiale: https://www.facebook.com/radiolacalle/ “In memoria dei nostri fratelli che sono caduti in questa lotta.
Per coloro che sono stati aggrediti e soffocati.
Per le donne coraggiose che guardavano negli occhi la repressione.
Per il popolo ecuadoriano che ha dimostrato che la dignità non ha prezzo.
Per questa vittoria popolare e per la lotta che abbiamo ancora in sospeso. Radio la calle fue, es y será la voz de la gente de a pie.” http://radiolacalle.com/

by SACANDRO

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