2019: ANCORA PELLICCE

Il 12 ottobre, la California si è resa il primo stato al mondo a vietare il commercio e la produzione di pellicce. https://www.lav.it/news/pellicce-california-divieto

Il 17 ottobre, la Slovacchia si è resa il tredicesimo stato europeo a mettere al bando gli allevamenti di animali da pelliccia. https://www.lav.it/news/pellicce-slovacchia

L’Italia?

Nel mondo, gli animali allevati per le pellicce sono 70 milioni, 70.000.000!

Visoni, procioni, conigli, ermellini, volpi, zibellini, scoiattoli, agnelli, ma anche cani e gatti, per citarne alcuni.

Si tratta per lo più di allevamenti di tipo intensivo, con tutto ciò che ne consegue: spazio limitato, condizioni igienico sanitarie molto precarie, animali stressati che vanno spesso incontro a stereotipie, automutilazioni e cannibalismo.

Tutto questo, per finire poi in camere a gas, scuoiati vivi, uccisi con scariche elettriche o a bastonate per fratturare le vertebre del collo.

Tutto è regolamentato da numerose normative, che riguardano i diversi campi, dalla cattura, all’allevamento, al commercio, all’abbattimento, ecc…ma sappiamo che spesso queste norme vengono violate, come reso noto da molte indagini e report.

Ma sapendo tutto questo, perché ci ostiniamo a comprare pellicce o abiti con inserti animali? Siamo davvero convinti che niente possa sostituire la vera pelliccia, sia in estetica che in caratteristiche?

Ovviamente non dobbiamo pensare alla pelliccia come ad un singolo indumento, tipo giacca o gilet, ma anche alle piume di imbottitura, oppure agli inserti, come ad esempio colli o bordi del cappuccio del nostro giaccone.

Anni fa si vedeva la pelliccia come una dimostrazione di vita agiata, di benessere. Oggi, grazie alle tante campagne d’informazione, è aumentata la sensibilità e la consapevolezza riguardo questo tema e la pelliccia non è più vista come uno status symbol.

Come risaputo l’uso di pelli animali per coprire e scaldare il nostro corpo, è usanza antica. Già nella preistoria se ne faceva uso…ma siamo ancora a quel punto?

Diciamo che oggi non è più una questione di necessità. Fortunatamente abbiamo molti tessuti sintetici in grado di scaldare, anche più della pelle animale. Molto spesso la ricordano anche, con costi etici finali più bassi.

Allora, perché continuare?

Probabilmente per vezzo, per disinteresse…per moda.

Anche la moda però sta lanciando dei segnali forti.

Molte grandi case si sono dichiarate “fur-free”, gesto incoraggiante e di progresso.

Inoltre, dal 2012 viene fatto obbligo di riportare in etichetta l’eventuale presenza di parti animali, come pellicce, pelle, cuoio e piume, con la dicitura “contiene parti non tessili di origine animale“, a prescindere dal quantitativo presente nel capo. Potremmo sapere anche l’animale, e per gli inserti sono spesso cani e gatti. https://www.oipa.org/italia/pelliccecanegatto/

Alcuni di noi, per essere sicuri di non comprare “ il vero”, evitano qualsiasi tipo di inserto in pelliccia. Estremo, ma sicuro.

Ci sono però altri metodi. Nel caso in cui la pelliccia non sia stata tagliata in lunghezze uniformi, possiamo osservare la punta del pelo, che risulterà autentica se i peli terminano in forma conica, sintetica se troncati. C’è anche chi fa la prova del fuoco (ovviamente non sul capo per intero): il pelo animale bruciando emana lo stesso odore del pelo umano, se sintetico si scioglie rilasciando odore di plastica.

Cominciamo da capo.

In Italia, qual è la situazione?

In Italia l’allevamento, l’importazione e il commercio delle pelli di cane e di gatto è illegale, tuttavia è ancora consentito allevare animali da pelliccia, con numeri da capogiro: 16 allevamenti di soli visoni con circa 180.000 animali.

La nostra speranza è che presto vengano messe al bando le pellicce e vietati tutti gli allevamenti di animali da pelliccia, ma il desiderio più grande è che continui a crescere la sensibilità della popolazione verso questo tema.

2019: che dite, facciamo basta con le pellicce?

By BARZ

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