27 gennaio 1973. In Scozia, il Grand Hall di Kilmarnock è gremito di spettatori, sul palco ci sono Bryan Connolly con il microfono in mano, Steve Priest al basso, Andy Scott alla chitarra e Mick Tucker alla batteria. Sono “The Sweet”, il gruppo glam-rock inglese che aveva raggiunto la cima della classifica con il brano “Blockbuster”, già conosciuto al grande pubblico anche per alcune apparizioni televisive che avevano contribuito a dargli celebrità. Da ciò che si racconterà, il pubblico non è propriamente una congrega di monaci buddisti, ma neanche ci si aspetta ciò che sta per accadere… Grida più forti del suono degli strumenti, sputi e intemperanze precedono lanci di materiali e bottiglie. Il concerto viene interrotto. Forse la musica non è piaciuta, forse il look estroso e i modi inusuali degli “Sweet” poco si confanno alla platea scozzese, forse l’ottimo whiskey delle terre del nord ha acceso la fiamma delle irrequietezze locali. Quale sia il motivo poco cambiano i fatti, così narrati col passar del tempo.
Il tour continua. Qualche giorno dopo, gli “Sweet” si esibiscono a Glasgow, il pubblico sembra impazzito, il cantante Brian Connoly e il chitarrista Andy Scott finiscono tra il pubblico a fare “body surfing”. Nel caos generale alcune ragazze tirano fuori delle forbici con l’intenzione di tagliar loro i capelli. Un altro concerto, un’altra baraonda. Mike Chapman, cantautore che ,insieme a Nicky Chinn, aveva già scritto testi per la band e che è presente alle esibizioni, trova ispirazione, in quel tumulto, per scrivere una canzone che per certi versi farà la storia.
Finalmente “Ballroom Blitz”. Gli Sweet, in sala prove, non riescono ancora a trovare il sound giusto. Inizialmente la canzone presenta una traccia di batteria vecchio stile, anni 50 o 60, mentre l’idea è quella di proporla con una spinta diversa. Il gruppo si rimette a lavoro e in mezz’ora concretizza una nuova traccia, quella desiderata. Mike Chapman ha l’intuizione di chiamare i membri della band in una sorta di appello nelle prime battute a “intro” del pezzo. Nel settembre del 1973 esce “Ballroom Blitz”!
Cinquant’anni di storia. “Ballroom Blitz” vola nelle classifiche di mezzo mondo, ma alcune critiche del giornalismo di settore sono spietate, tanto che c’è chi la “bolla” come spazzatura. La validità del pezzo comunque non è data dal successo del momento, ma dalla longevità musicale che lo caratterizzerà. Nel corso degli anni, tra alti e bassi, questa canzone è stata riproposta da ogni radio, ne sono state fatte cover da artisti eccellenti ed è apparsa in numerose colonne sonore di film, come nel caso del celebre “Suicide Squad” uscito nelle nostre sale cinematografiche nel 2016.
“The Sweet” nel tempo. Il gruppo degli “Sweet” si forma nel 1970, ma il successo vero arriva 3 anni dopo con “Blockbuster”, “Ballroom Blitz” e successivamente “Hellraiser” con altre hits. Nel 1978 sfondano anche nel mercato musicale statunitense, ma arriva un brutto colpo: seri problemi di alcolismo costringono il cantante Brian Connolly a lasciare la band dopo il tour negli USA (morirà il 9 febbraio 1997). Le cose non sono più le stesse e a cavallo tra il 1981 e il 1982, con il batterista Mick Tucker lacerato dalla perdita della moglie, il gruppo si scioglie. Nel 1985 Andy Scott e Mick Tucker decidono di ridare vita agli “Sweet”, ma Steve Priest non se la sente e al gruppo si aggiungono Mal McNulty (basso), Phil Lanzon (tastiere) e l’ex Iron Maiden Paul Mario Day (voce solista). Successivamente gli ultimi due lasciano il gruppo e Mal McNulty diviene voce solista, con l’aggiunta di Jeff Brown al basso e Michael Schenker alle tastiere. Nel ’90 un altro brutto colpo: Mick Tucker si ammala e deve mollare la formazione (morirà il 14 febbraio 2002). Nei 30 anni successivi maturano altri avvicendamenti nella band e purtroppo arriva la notizia della morte di un altro dei fondatori, che non aveva partecipato al nuovo corso, il 4 giugno del 2020: Steve Priest. Unico erede di quella straordinaria esperienza del ’73 rimane Andy Scott, che con Paul Manzi, Bruce Bisland e Lee Small continua a dar vita agli “Sweet”.
By SACANDRO
