Jean-Claude Izzo, lo scrittore che più amo, così scrive della sua città, di Marsiglia: “qui, chi un giorno sbarca al porto è per forza di cose a casa sua. Da qualsiasi luogo arrivi, a Marsiglia sei a casa tua. Nelle strade incontri visi familiari, odori familiari, Marsiglia è familiare. Fin dal primo sguardo”. A me è successo proprio così: la prima volta che sono entrato a Marsiglia sono diventato marsigliese (all’epoca il mio amico e collega Michele ed io lavoravamo a Casablanca ed in macchina partivamo dall’Umbria, costeggiavamo la Francia e la Spagna per prendere il traghetto ad Algeciras e sbarcare in Marocco). Oggi sento forte la mancanza di Marsiglia quando trascorrono mesi senza andare. Non sono l’unico. In Italia esiste la Brigata Marsiglia, di cui orgogliosamente faccio parte: siamo un gruppo di innamorati pazzi di Marsiglia e della sua squadra di calcio, l’Olympique de Marseille, l’OM. Con il pretesto di andarci a vedere le partite dell’OM al Velodrome (il mitico stadio marsigliese), ogni tanto organizziamo e partiamo, spesso con Flixbus, viaggiando di notte ché costa di meno. E poi passiamo ore ed ore tra il Panier (stupendo quartiere popolare del centro), la Canebiere (il viale più celebre di Marsiglia) ed il Vieux Port (porto vecchio), sorseggiando pastis, la tipica bevanda marsigliese all’anice, nei bar e mangiando merguez (salsiccia fresca piccante e speziata) negli snack.


Tutto sotto lo sguardo vigile e protettivo di Notre-Dame-de-la-Garde, la cui basilica, posta nel punto più alto della città, domina su tutta la baia. Marsiglia ha più di duemilaseicento anni. E’ stata fondata da greci provenienti da Focea. Forse la amo anche per questo, perché è una città greca. Ma Marsiglia non è soltanto una città greca: Marsiglia è il Mediterraneo. Da secoli accoglie tutti i popoli mediterranei ed anche i popoli non mediterranei ma che hanno attraversato il mare alla ricerca di una vita migliore, come gli armeni. A Marsiglia c’è la Spagna, c’è la Grecia, c’è l’Algeria, c’è l’Italia, c’è la Corsica, c’è la Tunisia, c’è il Marocco (ai recenti mondiali di calcio, in occasione della semifinale Francia-Marocco, gran parte dei marsigliesi ha tifato per la nazionale magrebina)…lo stesso Jean-Claude Izzo (morto nel 2000, a neanche 55 anni) era italiano da parte di padre (Gennaro Izzo, originario della provincia di Salerno). Il Vieux Port sembra proprio qualcuno che a braccia aperte è pronto ad abbracciarti, ad accoglierti. Ed in effetti è così. Per questo Marsiglia è l’essenza del Mediterraneo, è il crocevia, è il luogo dell’incontro, è il luogo della contaminazione che produce ricchezza culturale e sociale, che produce solidarietà. E poi c’è tutta la letteratura che ruota attorno a Marsiglia. Non mi riferisco solo a Jean-Claude Izzo, ma anche a Jean-Patrick Manchette, a Xavier-Marie Bonnot… Il primo romanzo che lessi sulla città focese e che mi fece ancora più innamorare è “Duri a Marsiglia”, scritto nel 1974 dal giornalista italiano Gian Carlo Fusco: è la storia di un anarchico di 18 anni che scappa nel 1932 dall’Italia fascista e trova rifugio – guada un po’ – a Marsiglia, innamorandosene perdutamente. E poi c’è la pittura: Paul Cézanne, grandissimo artista nato nella vicina Aix-en-Provence, dipinge, negli anni ‘80 dell’Ottocento, un capolavoro, L’Estaque ovvero il golfo di Marsiglia visto dall’Estaque.


Io purtroppo non ho doti, talento e sensibilità artistica e quindi non riesco ad apprezzare appieno le meraviglie pittoriche ma adoro l’Estaque, ex villaggio di pescatori ad ovest di Marsiglia, oggi inglobato nella città, e la sua spiaggia, tra le più belle del Mediterraneo. Come adoro le spiagge ad est del centro città, sulla Corniche, cioè sul boulevard che costeggia il mare. La Corniche di Marsiglia è ritenuta uno delle più suggestive strade panoramiche del Mediterraneo ed ha, sul lato mare, la panchina più lunga del mondo (circa 3km). Non sono nato a Marsiglia e finora non ci ho mai vissuto per lunghi periodi, ma mi sento marsigliese. Forse l’essenza marsigliese è proprio un modo di essere, di vivere, di pensare e non è legata esclusivamente al nascere, al crescere e al vivere a Marsiglia. Scrivendo questo, mi torna in mente Rico, il protagonista de Il sole dei morenti di Jean-Claude Izzo, il più bel libro che io abbia mai letto. Rico, senza tetto che vive a Parigi, decide di lasciare il nord, il freddo e di intraprendere un viaggio per il sud, per la città della luce, per Marsiglia dove aveva scoperto l’amore quando era giovane; un viaggio per andare a morire al sole…
By STEFANO “VONTE” GATTI
