PANDEMIA E IMPATTO SOCIALE. NE PARLIAMO CON LA D.SSA CLAUDIA LANCIONI

Il 22 gennaio scorso abbiamo contattato la Dottoressa Claudia Lancioni, Psicologa Clinica e Musico-terapeuta in formazione presso la CEP di Assisi (ormai dal 2011), in contatto con rinomate strutture per effettuare tirocini in tale ambito a Bologna, dove risiede da fine febbraio 2020.

Dopo due giorni dal suo trasferimento, da San Severino Marche a Bologna, si è avuto notizia dei primi casi in Italia di malati di Covid-19 e pian piano del suo diffondersi. Come ha reagito personalmente alla notizia della pandemia?

Sicuramente il primo impatto è stato di incredulità e di panico, diciamo una reazione naturale agli eventi imprevedibili, a cui siamo continuamente sottoposti nella nostra vita, ma questa volta è stata una situazione di shock, e anche di grande cambiamento, senza dargli connotazioni in positivo/negativo (come spesso la nostra cultura di appartenenza tende a dare).

Come si può alleviare la condizione di stress ed ansia sulle morti e i contagi?

Non vi è una modalità univoca di affrontare le situazioni di emergenza, e quindi di relativo stress. Ognuno di noi ha un proprio bagaglio di vissuti personali, ed emotivo, di conseguenza di risorse a disposizione per fronteggiare le condizioni avverse. Ovviamente le modalità che tendono a creare situazioni di forte disagio e stress diventano mal adattive, e condizionano la vita di una persona a livelli alti di stress. Da psicologa sono orientata verso l’aiuto psicologico in situazioni di forte stress, ma non è da sottovalutare il condizionamento operato dai mass media, nonché modalità alternative del prendersi cura di se’ (come il praticare sport, yoga, arte, coltivare le proprie passioni, ecc.).

Foto di Наркологическая Клиника da Pixabay

Pensa che le istituzioni abbiano comunicato in maniera adeguata, in una situazione di emergenza sanitaria?

Il mio punto di vista è che le comunicazioni fatte in determinati tempi e modi possono creare panico generalizzato e portare le persone a comportamenti irrazionali (come ad esempio l’affollamento dei treni o dei supermercati dopo le restrizioni, o per paura di esse, che hanno contribuito il diffondersi dell’epidemia).

Le nuove disposizioni hanno cambiato le abitudini dei cittadini. Quali sono state le conseguenze psicologiche?

Per rispondere a questa domanda dovrei aver visionato la letteratura scientifica psicologica a riguardo, ma onestamente non l’ho ancora fatto, e non so se di concreto vi sia già qualcosa, poiché le conseguenze andrebbero valutate nel lungo tempo, con una modalità di ricerca che abbia alta affidabilità. Personalmente ho partecipato ad un’intervista fatta in due momenti rispetto i cambiamenti del sonno, tenuta da alcune Università italiane, per raccogliere dati di ricerca in tal settore. Vedremo poi cosa ne uscirà, vi terrò informati. Certamente quando vi sono delle situazioni di emergenza (come è già successo nelle nostre zone terremotate) il sistema cambia, e si ritrovano nuovi equilibri ed abitudini: è la dinamica del cambiamento a cui siamo costantemente sottoposti nella vita, ed è anche l’unica cosa certa che abbiamo.

Quali sono i soggetti che hanno subito più ripercussioni a causa dell’isolamento?

Ho letto un articolo del professor Ammaniti, che fu anche un mio professore durante la Laurea Magistrale a “La Sapienza” di Roma, e parlava di difficoltà relazionali nei bambini di oggi, di un’infanzia che rischia l’insorgere di nuove psicopatologie. Dal punto di vista che ho, rispetto al fare l’insegnante (che è un’attività che porto in parallelo alla libera professione ormai da tre anni), ho l’impressione che i ragazzi son sempre più demotivati e stanchi di questa situazione, e si lasciano un po’ andare dietro la didattica a distanza, comportandosi come se non fossero a scuola delle volte, o non responsabilizzandosi (ed è già dura durante i primi due anni delle scuole superiori comprendere questo concetto). Sicuramente ognuno di noi avrà subìto una qualche ripercussione, ma essa dipende sempre dalla modalità con cui si affronta una determinata situazione e dalle condizioni soggettive di vita del soggetto stesso. Non tutti hanno le stesse disponibilità su diversi piani (che sia economico, sociale, emotivo, psicologico, ecc.), e le situazioni di emergenza portano a galla queste condizioni di disagio, “nel bene o nel male”, come si suol dire.

Foto di enriquelopezgarre da Pixabay

Pensa che il distanziamento sociale e le misure di sicurezza abbiano avuto effetto negativo sulla fiducia che si può avere nei confronti del prossimo?

Di certo il non sapere se chi si ha davanti, sia essa una persona famigliare o non, abbia o no un virus potenzialmente mortale, non crea una situazione agevole allo scambio relazionale. Per quanto riguarda il concetto di fiducia, ognuno deve lavorare con se stesso: ecco, la situazione attuale ci ha portati a fare i conti con noi stessi, senza alcun dubbio.

Ha riscontrato differenze di comportamento, in reazione a questa condizione, tra le diverse fasce d’età? Soprattutto tra giovani e anziani?

Nel mio caso non avendo direttamente a che fare ad esempio con la fascia degli anziani (ovvero nella fascia dai sessant’anni in su), non saprei come riuscire a fare una distinzione in tal senso. Di certo posso supporre che il comportamento dipenda dalla percezione personale che si ha rispetto la situazione attuale, ma anche del rischio e della sensibilità rispetto l’altro da se’, la propria condizione di salute, nonché abitativa, economica e sociale. Ognuno di noi ha subìto dei cambiamenti in ognuna di queste sfere personali, e ha a che fare con delle proprie condizioni pregresse, o che sono emerse in questo periodo di quasi un anno, ormai. E’ la vita stessa che ci pone avanti a delle scelte e sfide, poi siamo noi a trovare la modalità di fronteggiarle.

Durante il primo lockdown c’è stato un incremento della domanda di lievito e farina e di materie prime per la produzione di pane e alimenti “fatti in casa”. Un aspetto positivo o una psicosi?

Azzardare la parola “psicosi” per qualsiasi comportamento che potrebbe esser visto come irrazionale sotto altri punti di vista, credo che sia squisitamente sensazionalistico. Difatti viene spesso utilizzato dai mass media in determinati modi e contesti, ma nel linguaggio psicologico ha tutt’altra connotazione. Sicuramente ci saranno state persone che avranno avuto disagi e deliri psicotici durante il primo lockdown, ma sfido loro andare al supermercato in quelle condizioni. Credo più di tutti che in situazioni di emergenza il nostro cervello, chiamiamolo “più primitivo”, vada a trovare le risposte ai bisogni primari, in questo caso di procacciamento di cibo per la sopravvivenza “di pancia” (ma che ha riscontri anche in fatto di emotività), ma ha basi prettamente culturali, poiché la nostra nazione è conosciuta per la pizza e la pasta. Per di più quale miglior modo di “passare il tempo” (permettetemi la parola), se non facendo un’attività che ha bisogno di tempo per ottenere un buon risultato? Tra l’altro, quale cibo ha ingredienti essenziali e a basso costo, che riesce ad ottenere una buona risposta verso tutti (tranne a chi ha intolleranze e/o allergie a glutine o lievito) ?!

Foto di TheOtherKev da Pixabay

Ci sono stati comportamenti differenti, cittadini che hanno seguito le disposizioni governative da subito e chi non le ha seguite affatto, negando l’esistenza del virus stesso. Come si spiega questo comportamento?

Si potrebbe azzardare a parlare di profili psicopatologici e/o di personalità, ovvero il comportamento di chi ha un’ansia generalizzata o un atteggiamento paranoideo (cioè denotato dalla “paranoia”) e con paura di contrarre malattie (la cosiddetta “ipocondria”), sicuramente sarà diverso da chi è abituato a non seguire le regole o fare il “bastian contrario” della situazione, per poi dilagare anche in atteggiamenti etichettati come “negazionisti”. La mia personale opinione è che ogni essere vivente esistente in questo Pianeta pensa ed agisce secondo dei propri schemi mentali ed operatori che ha acquisito durante la propria esistenza, attraverso i propri vissuti personali, soprattutto emotivi. Difatti si potrebbe fare l’esempio di chi ha vissuto altre situazioni di emergenza, come ad esempio il terremoto (per chi come noi viene dalle zone terremotate marchigiane, ne sa qualcosa): egli potrebbe aver sperimentato una riattivazione di emozioni di paura, ansia, ecc. perché sono entrambe situazioni di emergenza, ma allo stesso tempo di “dissonanza cognitiva”, poiché richiedono atteggiamenti all’opposto. Difatti in questo momento viene richiesto alle persone di restare il più possibile a casa per evitare il contagio, mentre prima era richiesto di uscire perché poteva esserci un crollo strutturale di alcuni edifici, e allo stesso tempo lo stesso soggetto potrebbe sviluppare paure correlate all’ipotesi di poter sperimentare entrambe le situazioni allo stesso momento, non sapendo poi cosa poter fare, quindi immaginandosi scenari catastrofici. Per altro negli schemi comportamentali dettati dalle istituzioni entrano in gioco anche le dinamiche relazionali personali che ognuno di noi ha rispetto la figura autoritaria (che ha origini sin dalla nostra infanzia, ovvero dal comportamento che abbiamo introiettato verso i nostri genitori), ma questo argomento avrebbe bisogno di un approfondimento mirato, che non è lo scopo di quest’articolo. Attualmente gli Ordini degli Psicologi italiani si stanno confrontando per poter fare in modo che ci possa essere un “bonus psicologo” o incentivi per far sì che chiunque possa avere accesso ad un aiuto psicologico, perché questa situazione ha portato alla luce diverse situazioni personali, e lavorare su di se’ può solo che aiutare a fronteggiare nel migliore dei modi possibili questa e le prossime sfide future.

Ringraziamo la Dottoressa Lancioni per la disponibilità. Per chi volesse contattarla inseriamo i riferimenti di seguito…

Skype: Psicologa Claudia Lancioni; Telefono: 3275870674

E-mail: psicologaclaudialancioni@gmail.com

by GIACK23

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