S.ANGELO: IL PAESE DELLE FIABE

Il 27 novembre scorso siamo stati ad un compleanno, ma non il compleanno di una persona, bensì di un luogo, anzi, di un progetto che ha ridato vita ad un luogo. Siamo stati nel Paese delle Fiabe, a S.Angelo, piccola frazione immersa nello splendido paesaggio collinare del viterbese. Appena arrivati a destinazione ci sentiamo avvolti dall’incanto di un mondo fantasioso nel quale abbiamo vissuto da bambini, quando ci addormentavamo cullati da racconti fantastici. Incontriamo Raffaela, volontaria dell’ACAS, Associazione Culturale Arte e Spettacolo che ha fortemente voluto la realizzazione del progetto sculture e murales. Raffaela ci accompagnerà in questo viaggio tra le piccole vie contornate da vere e proprie opere artistiche, svelando curiosità e “misteri” di cui mai saremmo venuti a conoscenza. Nel racconto di questa nostra esperienza avremo l’ardire, senza presunzione, di fornirvi una sorta di guida, qualora decideste di addentrarvi, da soli, tra i vicoli di questo borgo. Qua sotto, come in ogni avventura che si rispetti, trovate la mappa del tesoro: 27 gemme preziose che non si possono prendere, ma osservare con stupore.

Diamo inizio al nostro viaggio con il murale di Tina Loiodice: Alice nel paese delle meraviglie (6), prima opera realizzata il 27 novembre di due anni fa. La data viene riportata simbolicamente nell’orologio del dipinto, fermo alle 11 e 27. I bambini raffigurati, atti a scoprire la fiaba come se alla ricerca di un altro mondo, hanno il volto di persone reali, elemento affascinante che si ripete anche in molti altri murales.

Procedendo in via Roccalvecce, giungiamo al cospetto delle Fate dei fiori e dei boschi (5), proprio all’inizio del sentiero dal quale si può vedere in lontananza il “borgo fantasma” di Celleno, ex dimora dell’artista Enrico Castellani. Non indugiamo oltre e proseguiamo il nostro tour fino al Piccolo Principe (13), lavoro artistico realizzato anche grazie alla lista civica Viterbo 2020. Seconda stella a destra questo è il cammino, poi dritto fino al mattino…, questa è la strada che avremmo dovuto fare per arrivare all’Isola che non c’è (14) se Tina Loiodice non avesse portato l’isola qui, istoriandola sulla facciata di un edificio con Peter Pan in volo accanto al viso di Laura, una ragazza del luogo che non è più tra noi, ma per sempre presente nella sua storia preferita. Avanzando troviamo la Piccola Fiammiferaia (15), poi Don Chisciotte (16), che alcuni dicono rappresentare un battagliero personaggio del luogo, anche se lui smentisce categoricamente; un gioco di raffigurazione fa si che il palo della luce divenga la lancia dell’impavido, quanto improbabile cavaliere. Ci catapultiamo nello stagno della palude di Mignolina (23), nota anche come Pollicina, un capolavoro firmato da un artista tedesca di fama internazionale: la giovane Layla Xing (Lena Ortmann).

Basta fare qualche passo per raggiungere I musicanti di Brema (19), a cui l’artista livornese Rame 13 non ha voluto dipingere gli occhi nella loro completezza, donando ancor più fascino all’espressione dei volti. Corriamo ad aiutare Hansel e Gretel (17), adescati dalla malefica strega nella casetta di marzapane in una delle tre scene realizzate da Isabella Modanese e Cecilia Tacconi, ma tiriamo un sospiro di sollievo nel vedere che i due fratelli se la sanno cavare benissimo, come dimostrano le due scene successive.

Ci spingiamo fino agli estremi del centro abitato, sulla strada che conduce alle Grotte di Santo Stefano e cercando di non farci notare dai 40 ladroni, arriviamo al covo di Alì Babà (22); ricchezze a non finire riempiono la tana nascosta dei ladroni, ma rimanere qui potrebbe essere pericoloso (anche se a noi avrebbero poco da rubare…), così torniamo sui nostri passi e sempre tenuti per mano da Raffaela, risaliamo in centro. Qualcosa ci era sfuggito nel cammino, ma ora si presenta a noi col suo broncio atipico: Brontolo (26), scultura di Francesco Persi, un bassorilievo su pietra vulcanica, primo dei sette nani che condurranno al futuro murale di Biancaneve. Tutti a strofinare il naso di Brontolo allora, gesto portatore di ineguagliabili fortune. Una leggera salita ed ecco Santa Claus (24) di Stefania Capati, occasione per spiegare ai bimbi che il babbo Natale della Coca Cola non è altri che San Nicola… Al muro è applicata anche la cassetta per le letterine da inviare al polo nord, in attesa che il barbuto pancione rosso scenda dal camino con i doni richiesti.

L’angolo nordico si conclude con gli Gnomi dei Grimm (12), una rielaborazione della fiaba del ciabattino che diventa ricco grazie al lavoro notturno degli gnomi, e i Troll, esseri famigerati di leggende antiche presenti anche in una fiaba norvegese. In direzione del sentiero che conduce al castello di Graffignano, vicino al bosco, nonostante il gran baccano fatto, La bella addormentata (25) proprio non vuol saperne di svegliarsi e visto che fra noi di principi manco a parlarne, la lasciamo nel suo profondo sonno. La fiaba del passato (11) è un’istallazione su peperino cotto, nella quale Daniela Lai ha voluto riprodurre una foto di paese anni 50, con il prete don Antonio Garzia insieme ai suoi concittadini, fuori dalla chiesa. Poco distante la fiaba del Brutto anatroccolo (10), un ritratto concettuale dove ci si libera del vecchio aspetto, inteso forse come essenza di anima, per riscoprirsi splendido cigno, come da volontà della committente. L’ambiente inizia di nuovo a farsi pericoloso, perché stiamo entrando nel Libro della giungla (18), opera realizzata da Rame 13, ma che ha preso vita grazie agli studenti del progetto Erasmus, 35 ragazzi provenienti da tutta Europa, che hanno disegnato diversi bozzetti portandoli a visione dei residenti per la scelta finale.

C’era una volta (7), così iniziano molte fiabe ed è questo il titolo dell’istallazione compiuta in resina e gres porcellanato dall’artista di Vetralla Lidia Scalzo, che propone diverse fiabe con la particolarità di personaggi senza volto, come ad invitare i passanti ad immedesimarsi in quello che preferiscono. Siamo pronti ad estrarre la Spada nella roccia (8), ma la sensazione è quella che faremmo una figuraccia, quindi evitiamo di rovinare la bella rappresentazione creata da Stefania Marchetto, nonché i sogni dei tre bimbi presenti, speranzosi di brandire l’arma quando i tempi saranno maturi. D’altronde più che esser re per un giorno preferiremmo fare Il giro del mondo in ottanta giorni (21), e possiamo almeno immaginarlo grazie a Cecilia Tacconi, autrice di questo murale dal grande effetto scenico, dotato di un elemento prospettico coinvolgente. La bambina e il cantastorie (9) ci stanno aspettando per raccontarci la triste vicenda in bianco e nero, realmente accaduta nel settembre 1932, della ragazzina chiamata Venella, uccisa nella selva da un cinghiale, forse attirato dal menarca della bimba.

Giungiamo all’opera più maestosa: 82 metri quadrati per una rappresentazione grafica realizzata da Alessandra Carloni in tre giorni, che riempie l’intera facciata di una casa posta al di sopra di un parcheggio. Un impatto visivo travolgente per il murale Pinocchio e il volo di civita (1), dove la mano del protagonista, per onorare Civita di Bagnoregio, sorregge Civita come fosse il ponte che la unisce a Bagnoregio (capolavoro commissionato dal Comune di Bagnoregio). Dal parcheggio si nota un altro Pinocchio, più tradizionale ed irriverente (4) che, chinato con la testa fra le gambe, indirizza sguardo e natiche verso il Pinocchio gigante e moderno come a volerlo sbeffeggiare ironicamente in un divertente siparietto inscenato dalle due artiste Alessandra Carloni e Tina Loiodice, che hanno prodotto le due pitture in contemporanea. Passiamo al Collo di bottiglia (2), una delle fiabe meno conosciute di H.C. Andersen, dipinto fatto in collaborazione con la Tenuta Casciani. Ancora Pinocchio (3) nelle undici formelle di peperino cotto a cura di Manuel De Carli, Gabriel De Carli e Daniela Lai. Poi le Fate di Avalon (5) e La fabbrica di cioccolato (20). Ci sono inoltre altre “chicche” all’interno dei locali, come Il mammut nella Tenuta Casciani a poca distanza da un cimitero di elefanti antichi, oppure il Pinocchio in preparazione nella Pasticceria Oddo. Infine la scultura in basaltina del nano Cucciolo, cui si devono sussurrare all’orecchio desideri e speranze perché possano realizzarsi.

Manca qualcosa?

SI! Non vorrete mica che vi sveliamo tutto…che avventura fantastica sarebbe se non ci fossero ancora segreti da scoprire? Quindi visitate il Paese delle Fiabe…, ma non solo. Questo piccolo miracolo è il primo tassello di un progetto più ampio, ancora parzialmente in corso d’opera, riguardante il Percorso delle Fiabe e dei Castelli che collega borghi e castelli formando un circuito, all’interno di uno stupendo paesaggio, atto a rivalorizzarli. Riteniamo questo progetto un esempio di come si possa lavorare per l’interesse della comunità mettendo in campo idee e contenuti con la volontà di svilupparli. A breve illustreremo il progetto in toto, quindi seguiteci se siete interessati…

Ringraziamo per la disponibilità e la collaborazione Raffaela Vittori e Gianluca Chiovelli, volontaria e Presidente ACAS.

Salutiamo la signora Rita, proprietaria dell’unico bar, attività tramandata per generazioni, che funge anche da punto informazioni; suo marito Peppino, proprietario del frantoio del paese; gli organizzatori della Sagra della Ciliega che si tiene a giugno, e tutti quelli che non conosciamo, ma che hanno resistito e resistono preservando la dignità di queste piccole, ma uniche realtà locali.

By SACANDRO

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